Privacy Google: notizia epocale! L’azienda ha annunciato che a partire dal 2022 non traccerà più gli utenti su Internet per personalizzare la pubblicità.

Il Presidente informa:

E’ ormai noto che il nostro abituale “googlare” e affidare al motore di ricerca ogni nostro dubbio in realtà è tracciato. Le nostre ricerche sono storicamente salvate a fini commerciali. Ancora di più con la diffusione dell’assistente virtuale e i dispositivi per la casa e la domotica.

I meno avvezzi ai social, almeno una volta nella vita si saranno stupiti per come – ad esempio – fossero visualizzate pubblicità online su un determinato luogo esotico perché qualche giorno prima si era fatta una ricerca in Internet sugli hotel e sui voli per quella destinazione turistica.

È quella che si chiama pubblicità comportamentale: lo studio delle caratteristiche degli utenti attraverso le loro azioni in Rete (grazie proprio ai cookies), in modo da elaborare un determinato profilo e inviare messaggi che corrispondano agli interessi e ai gusti personali.

Questo costante “monitoraggio” potrebbe concludersi, secondo quanto annunciato: si potrà navigare sul web in maniera più libera, senza avere gli occhi di Google puntati sui siti che stiamo visitando per sapere quale tipo di pubblicità mostrarci nelle app o nelle navigazioni successive.

Dal prossimo anno cesserà la vendita delle inserzioni pubblicitarie basate sulle abitudini di navigazione dei singoli utenti. Una svolta non da poco, visto che la maggior parte degli introiti generati dalla pubblicità digitale si ottengono grazie a questo sistema. Ma allora, perché lo fa?

 

Addio ai Cookie a fini pubblicitari

La ‘Grande G’, scrive laleggepertutti.it, cerca di avere un ritorno d’immagine dimostrando di voler fare per primo ulteriori passi avanti verso il totale rispetto della privacy degli utenti.

Già qualche mese fa, Google aveva annunciato che dal prossimo anno non avrebbe più utilizzato la tecnologia di tracking più usata al mondo, cioè i cookie di parti terze. Ora fa un’ulteriore mossa in questa direzione e annuncia lo stop allo sviluppo di qualsiasi sistema in grado di seguire un utente nella navigazione su Internet, per poi creare un profilo sulla base del quale vendere la pubblicità agli inserzionisti in grado di rispondere ai gusti o alle esigenze di determinati navigatori.

Oggi Google controlla più della metà del mercato pubblicitario digitale in tutto il mondo, un mercato che nel 2020 si è avvicinato parecchio ai 300 miliardi di dollari. Numeri ai quali hanno contribuito anche le tecniche di ‘pedinamento’ degli utenti che, guarda caso, molto spesso si trovavano dei banner pubblicitari o delle inserzioni perfettamente in sintonia con quello che pochi minuti prima avevano cercato sul motore di Google.

Ora è il momento di cambiare: “Mantenere Internet libero e aperto richiede a tutti noi di fare di più per proteggere la privacy“, ammette il responsabile di Product Management, Ads Privacy and Trust di Mountain View, David Temkin, nel messaggio il cui ha annunciato la decisione dell’azienda.

Dietro a Google arriveranno altri colossi del web come l’impero Facebook, già nel mirino per altre questioni legate a contenuti non sempre affidabili.

Su tutto il settore c’è l’ombra sia dei garanti della privacy sia dell’Antitrust e ormai è necessario tirare il freno su queste strategie di mercato garantendo un maggior rispetto dei diritti degli utenti.

Questa è la strada che Google intende seguire dall’anno prossimo. Che non vuol dire smettere di investire sulla raccolta pubblicitaria: l’azienda continuerà a puntare su nuove tecnologie per avere, comunque, delle inserzioni mirate ma senza dover pedinare gli utenti ogni volta che aprono la finestra del web: “I nostri ultimi test – conclude Temkin – mostrano un modo per eliminare efficacemente i cookie di terze parti dalle tecniche pubblicitarie, rendendo anonimi i singoli all’interno di grandi raggruppamenti di persone con interessi simili”.

Gli inserzionisti avranno comunque la possibilità di indirizzare una pubblicità mirata sui gusti personali. L’idea è quella di lavorare su gruppi di persone accomunati dai medesimi interessi. 

Già a partire da questo mese, Chrome – il browser più utilizzato al mondo, di proprietà di Google – inizierà a testare il sistema innovativo.